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Mario Maranzano si ripropone ai lettori con un'opera in sé particolare . "Oltre l'orizzonte...Beirut", questo è il titolo del poemetto, è composto tutto in un lunghissimo acrostico. 

Sono 639 le consonanti e le vocali che gli impongono di creare versi con un inizio obbligato: lavoro non certamente facile da poter sviluppare. 

Il nostro autore all'apice della sua maturità letteraria si mostra come le stagioni che cambiano.

Attraverso le ultime opere sta abituando lentamente chi lo segue ad approcciarsi a quello che potremmo definire -il suo nuovo modo di poetare- non presentando più poesie di pochi versi, anche se sempre piene di significato, ma piccoli poemi dove riesce ad esprimere ottimamente la sua visione poetica. 

Riporta in vita -fa rivivere- il tempo che si è fermato attraverso i ricordi , ricordi che in modo diverso lo hanno segnato. 

Rimpiange il passato, ne prova nostalgia. L'opera si caratterizza per la capacità di evocare le assenze e le mancanze che vengono perpetrate dagli uomini di potere.

Racconta in modo moderno e con termini appropriati la tragedia dei migranti, storia di sempre, storia vissuta in prima persona. 

Fa vivere nella mente del lettore quello che non si vuole vedere; riporta nella storia la quotidianità della cronaca. 

Mario Maranzano continua a fare della poesia lo strumento più valido per fotografare la crudeltà umana, pagina dopo pagina attraverso una sapiente impalcatura fatta di armonia come se fosse una composizione musicale. 

E' capace di cogliere la realtà in cui viviamo attraverso la voce del vento (ultimo sbuffo di un vento speranzoso/ decide di un inverno prossimo freddoso); immagini dure ma reali. 

E' questa la sua grandezza, grandezza di poeta, in grado di scorgere il fango (toccando fondi dove il lerciume affoga) che sporca la purezza della vita (assaggi di sostanza ignorano la vita/ Fifì, resiste ancora, fino a quando/ inizia la ripida salita ruzzolando/ dove la vita assiste la sua morte). 

Le due facce della medaglia sono sempre uguali nel momento in cui si rende oggetto l'essere umano (nessuno ebbe diritto nella Selva/ esseri viltuosi poi...la popolarono).

Sentenzia: 

"Zappatori di civiltà che disprezzate i simili/ aprite le finestre alla bruma/ portate sulla riva chi combatte/ e quando gli uomini finiranno di vagare/ l'aria tornerà pulita.../ levate l'ancora.../ innanzi ad acque di amaro sale". 

Approfondendo il contenuto si evidenzia un tocco di raffinatezza e di indiscussa qualità. 

Pur trattandosi di un componimento in versi l'intera opera appare come un vero e proprio romanzo. 

                                                                                                                                                                                                                              F. F.

OLTRE L'ORIZZONTE...BEIRUT. 

Mario Maranzano

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