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L’Italia è la terra che produce più poeti o almeno, compilatori di versi. Si diventa diffidenti. Oggi molti scrittori di versi si copiano a vicenda ma tutti insieme dicono poco: non vi sono sentimenti e pensieri ma solo parole. Parole attraverso le quali si seguono le varie mode poetiche, oppure, si cerca di piacere ai partiti al potere con la logica conseguenza che di poesia ne esprimono poca. Questo non è il caso di Mario Maranzano. Lui è uno fra i pochi che sanno creare. La sua poesia, inoltre, dimostra continuamente che non intende piacere ai partiti politici o meglio agli uomini della politica che fanno di questa un uso personale, un uso molto privato. Così in Chimera: /del candore che l’apparenza mostra/ti contrappone a ciò che la Chimera/con tracotante atteggiamento manifesta/. Oppure in Le silenti piante: /con maestria ladra, sue le mani/poggian le dita scarne/su quell’ortaggio lilla da una parte/su quell’ortaggio rosso un po’ più in là/. Presentare al pubblico le poesie del poeta Mario Maranzano sfoderando le sottili armi della critica e delle finezze interpretative potrebbe essere esercizio fin troppo facile. Noi stimiamo assai più generoso per la poesia di Mario Maranzano sempre carica di vibrante protesta e di coraggio civile. Così in Aba Hirz: /Nel galoppo silenzioso delle dune/la criniera ondeggia contro il vento/. /E… tu cavalchi, tu calpesti queste cose/le cavalchi, le calpesti, all’infinito/. Un’azione dirompente, la foga, il coraggio, che solo uno stallone arabo può avere. Lo stesso <Pegaso> nobile anche lui, non è così: /t’hanno lasciato in testa la cavezza/serrato, il morso, preme le labiali/apri la bocca e sembra vuoi parlare/. Ancora meno l’altro cavallo, quello a dondolo, quello costruito con giornali dove: /Il fantino batte la sua frusta/tu, sei sempre là, non ti ribelli/. Tre cavalli collocati in uno spazio diverso ma anche in un tempo diverso. E’ ovvio, c’è chi vive nel proprio tempo <L’albero mutato, Pira la pira, Illusione pianetini> e chi vive invece al di fuori di esso. Certamente Mario Maranzano appartiene alla prima categoria e lo dimostra il successo che da alcuni anni lo pone in prima linea nel panorama letterario. Mario Maranzano è dotato di una rara percezione del presente, di una acuta sensibilità che sa avvertire i problemi più scottanti, le istanze più urgenti, i temi più attuali, talvolta assai prima che divengano di pubblico dominio di questa nostra società inquieta e contraddittoria. La poesia, l’alta poesia, ha leggi severe di invenzione, di proporzioni stilistiche che chiedono anni di preparazione, di meditazione e di esercizio; infatti, come in tutte le altre attività artistiche e letterarie vi devono essere doti sin dalla nascita; così: poeta, prima si nasce e poi si diventa. La poesia di Mario Maranzano è certamente conoscenza ed espressione ma più di tutto comunicazione e messaggio per cui si configura come rispecchiamento e insieme istanza di rinnovamento del sociale. La raccolta più breve e a nostro modesto parere, la raccolta più bella, ad oggi. Augurando al nostro Poeta un nuovo successo ci piace citare l’ultimo verso della poesia che completa la raccolta, un verso di speranza, un verso di grande libertà: “come si dorme bene all’aria aperta”.

                                                                                                                                                                         L. G. P.

 

Aba Hirz;  Scarpette rosa;  Pegaso;  Ti hanno costruito con giornali;  L’albero mutato;  Pira la pira;  Ti poni a risanare la babele;  Illusione pianetini;  Chimera;  Vi siete mascherati;  Le silenti piante;  Persona tu?;  T’immagini ricco signore;  Mare verde;  La stanza popolata dall’artista;  Gesù e Oreste;  Pagliacci;  Il puparo;  Avresti ormai bisogno;  Ti sei accovacciato allo sgabello;  Sara;  Révolution;  Il vento e margherita;  Quando rivedo in mente;  Se all’orizzonte guardi;  Il nulla dello spazio;  Il cielo si presenta annuvolato;  Come si dorme bene all’aria aperta.

Mario Maranzano

Copertina di Aba Hirz
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